TESTIMONIANZA LAURA.

Impara a guardare il tuo fratello con gli occhi di un bambino…impara a gioire per le cose apparentemente insignificanti perchè sono quelle che in realtà fanno la differenza. Ecco, quando io iniziai questo mio cammino verso questo mondo fragile dei senzatetto neanch’io sapevo bene cosa esattamente mi aspettava… Entrare a contatto con storie come le loro ti catapulta in un viaggio senza ritrno di dolori indicibili.. è come un pò camminare in un campo minato, ognuno di loro ha una fragilità, una particolarità che lascia un segno indelebile nell’esistenza di chi presta ascolto infrangendo quel muro dell’ indifferenza che sembra sempre più insormontabile… Trovarsi a dovere fare i conti con la realtà, totalmente differente da come noi la immaginiamo, capire che tutte quelle preoccupazioni e quelle lamentele che ogni singolo giorno snoccioliamo come un Rosario sono in realtà stupidaggini, comprendere che in fondo noi siamo molto fortunati perchè non ci manca nulla eppure siamo sempre più insoddisfatti e vedere che a differenza nostra loro condividono e apprezzano anche un semplice bicchiere di tè caldo( noi quando mai diamo importanza a un bicchiere di tè??), mi ha fatto capire che la mia vita prima di loro era totalmente priva di significato profondo.
Nelle strade si incontrano svariate tipologie di persone di qualunque età e situazione, ciò che più mi colpiscono sono i ragazzini tossicodipendenti, bambini senza famiglia e senza speranza..vedo nei loro occhi solo la disperazione di chi vorrebbe essere inghiottito nella terra e sparire per sempre. Persone troppo fragili che non riescono nenache a sostenere lo sguardo di chi invece quelle condizioni non se le sogna nemmeno, trattate letteralmente come feccia della società sballottata da una parte all’altra della città e delle strutture senza troppi complimenti.. costretti a dormire nei sacchi a pelo usati in precedenza da altri con la costante paura di essere derubati o che al passaggio dell’Amsa potrebbero ritrovarsi senza neanche un documento identificativo ottenuto con fatica, mi fa apprezzare molto più ciò che ho. Queste persone hanno poca fiducia degli altri perchè hanno col tempo imparato a indossare una robusta corazza per poter sopravvivere alla completa desolazione e disperazione, talmente depressi da perdere la voglia di fare la doccia e di accettare anche un solo biscotto dagli altri.. completamente rassegnati a morire soli come cani per le strade! Non sono abituati a ricevere gentilezze o una carezza, no , loro conoscono la cattiveria di un mondo a loro ostile che non fa sconti perchè non rispecchiano il lato della medaglia splendente! stranieri discriminati in base al colore della pelle e trattati come peggiori dei delinquenti anche se si impegnano con il lavoro e per essere regolari, per gli altri non sarà mai abbastanza…Anziani costretti a rovistare nei cassonetti per potersi procurare un piccolo pasto di fortuna.. tutto questo mi distrugge e provoca in me un profondo senso di desolazione misto allo schifo nei confronti di chi queste differenze apparenti le aumentano issando mura di odio e discriminazione verso il nostro simile, verso il povero o lo straniero, sono contro  a chi pretende di avere più diritti di altri… In questi anni passati a contatto strettissimo con Stazione Centrale ( che è un mondo nel mondo) e le altre zone Milanesi, ho capito chiaramente che io sarò sempre dalla parte di chi lotta per emergere, per migliorare se stesso e il proprio futuro. Non sarò mai dalla parte di chi giudica e  indica il disagio provato col dito magari ridendo dimostrando in realtà ignoranza preoccupante; Resterò sempre pronta a cercare di strappare un sorriso nei volti segnati e rigati di lacrime a causa dei colpi troppo duri inferti dalla vita, sarò sempre pronta a dare un saluto e una parola a chi ne avesse bisogno.
Io sarò sempre dalla parte degli oppressi, dei deboli schifati dalla società, devo dire che accanto a loro mi ci trovo meglio rispetto al resto del mondo fasullo e meschino.

“Più che per la repressione, soffro per il silenzio del mondo.”
MARTIN LUTHER KING